Preparare un tronco per tornire una ciotola

Un pomeriggio io e il mio amico Andrea siamo andati al fiume in cerca di legno. Falcetto e sega a mano per i rami, motosega per il tronco. Avevamo addocchiato un vecchio salice sradicato da una piena e abbandonato sul bordo del ghiaione del fiume, a seccare da mesi.

Abbiamo tagliato un bel pezzo e l’ho portato a casa.

Per poter tornire una ciotola di dimensioni medie, tipo centro-tavola o soprammobile, e’ necessario un tronco di discrete dimensioni. Non eccessive, perche’ il mio piccolo tornio arriva al massimo a 30 cm di diametro, quindi il pezzo doveva essere necessariamente piu’ piccolo.

Innanzitutto e’ necessario “affettare” il tronco rimuovendo la fetta che include il cuore, perche’ e’ la parte destinata a piegarsi e fessurarsi nel giro di pochi giorni. Si taglia quindi il tronco in tre parti, la fetta centrale e le due parti laterali.

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Ho scelto poi la maggiore delle due parti laterali e l’ho sgrossata con la sega a nastro, utilizzando un disco di cartone come guida.  Nella foto qui sotto vedete la meta’ rimasta di sponibile, la fetta centrale da scartare e, a destra, la meta’ scelta per la ciotola, gia’ sgrossata sulla sega a nastro

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Per tagliare un pezzo di tronco “per lungo” e non per traverso, ho dovuto costruirmi un tavolino con due “ali” in legno che siano in grado i tenere fermo il tronco intero, rotondo, senza farlo scappare via quando inizio a tagliare.

Le due foto seguenti mostrano il tavolino montato (il tronco e’ solo poggiato per figura, lo scopo del tavolino e’ tagliare quella fetta a partire dal tronco intero) e il tavolino con le parti che lo compongono, ossia le due sponde laterali che tengono il tronco e i morsetti che li ancorano al piano.

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E’ stato costruito con un tavolino di ferro recuperato a fianco al bidone dell’immondizia su cui ho inchiodato un piano di assi per preservare la catena della motosega.

Dopo tutto questo tagliare con la motosega, ho messo il pezzo sgrossato sul tornio e ho iniziato a lavorarlo. Sfortunatamente il salice e’ molto pesante e il mio tornio, temporaneamente su un piano non troppo solido, vibra quando il tornio supera i 2000 giri. Ho quindi sospeso la tornitura della ciotola in attesa di tempi migliori (nel giro di qualche mese), quando avro’ una base stabile e potro’ far girare alla velocita’ adeguata questo bel pezzo pesante di salice.

Vi aggiornero’ presto sulla parte di tornitura, intanto qui vi ho spiegato come ho sgrossato un tronco, dal fiume al tornio =)

ad maiora.

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Olio di lino su baule

Ecco qui un esempio, veloce e diretto, su come funziona l’olio di lino cotto.

Ho trovato un bauletto per pochi euro in un negozio dell’usato. Era coperto di polvere e tutto grigio, ma strutturalmente in buone condizioni.

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Il mio lavoro e’ consistito nello spazzolarlo per bene con acqua tiepida per rimuovere il grosso dello sporco, e poi dargli 3 mani di olio di lino.

La prima mano con una miscela 75% trementina e 25% olio, la seconda 50%-50%  e l’ultima 100% olio. Dopo aver applicato la miscela fino a saturazione (il legno non assorbe piu’) lasciate asciugare mezz’ora circa e poi passate con uno straccio con decisione, per rimuovere tutto l’olio in eccesso. Dopo 24 ore, altra mano e stesso procedimento, cosi’ via per le mani necessarie (3 per me).

Il quarto giorno ho spagliettato con paglietta 4/0 e passato uno straccio vecchio appena sporco di cera, giusto per uniformare il tutto. Il risultato lo vedete qui sotto.

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Restauro di un tavolo in difficolta’

Un amico mi ha chiesto di mettere a posto un tavolo – “gia’ in parte sistemato” da qualcuno. Queste persona, visto il legno molto tarlato, aveva pensato di stuccare con stucco bianco da muratore ogni foro di tarlo su tutta la superficie del tavolo.

A me il semplice lavoro di rimuovere da ogni foro lo stucco bianco maldestramente coperto di flatting marrone, ristuccare il tavolo e finirlo ex novo.

Il primo lavoro, quindi, e’ consistito nel rimuovere a mano lo stucco bianco da ogni foro. Come vedete dalla foto sotto, il tavolo era stato ben crivellato dai tarli. Mi ci sono volute ore =/

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Ho poi sverniciato completamente il tavolo con uno sverniciatore in gel, perche’ il piano del tavolo e’ di legno leggero e, bagnandolo, si sarebbe di sicuro imbarcato.

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Il passo successivo e’ stato fare lo stucco (con gesso, terre e colla garavella) e spatolarlo su ogni punto del mobile che e’ stato bucato da un tarlo.

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Ho poi passato con carta vetrata 120 e 150 tutto il tavolo, principalmente a mano perche’ una levigatrice avrebbe rimosso troppo in alcuni punti e meno in altri, essendo la superficie non perfettamente piana.

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Ho riconsolidato i listelli sotto il piano, perche’ un paio erano rotti – e questo e’ stato il lavoro piu’ semplice =)

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Il tavolo e’ stato poi finito con 5 mani di turapori alla nitro, una mano di cera ben tirata con lo straccio e, nei cassetti, la carta di varese. Due intere giornate di lavoro, il risultato e’ qui sotto.

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Un primo risultato apprezzabile

Sono ormai alcuni mesi che tornisco. In principio non sapevo vedere i miei errori, poi ho imparato a vederli, e quanti erano! Lentamente ho iniziato a correggerli, con aiuti esterni e semplicemente prestando maggior cura a quello che facevo, imparando un pochino di pazienza in piu’.

In questi giorni ho tornito una ciotola in un vecchio legno di farnia, sempre della famiglia della quercia. E’ legno che ho trovato in legnaia, destinato alla stufa, ancora tagliato in pezzi di tronco con la corteccia. Questo pezzo, in particolare, l’ho scelto perche’ non aveva fori di tarli. Ovviamente c’era una crepa nel legno, ma non comprometteva la tornitura.

Sono particolarmente affezionato a questo tronco di farnia, perche’ ha delle venatura strane che, se finite a cera, sembrano di seta e riflettono la luce come fossero iridate. Quindi sono assai contento di aver finalmente prodotto un pezzo che ha pochi difetti – diciamo che a volerli cercare ne ha, ma rispetto al passato e’ uno dei risultati migliori che ho ottenuto.

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Come sempre ho scelto un pezzo, l’ho tagliato a mano e poi l’ho stondato con la sega a nastro. Ho poi tornito l’esterno, poi scavato l’interno. Questo un paio di settimane fa. Non ero soddisfatto del risultato, ma non sapevo come finirlo con le carte vetrate che avevo allora. Ieri mi sono arrivate quelle nuove, dalla Germania su consiglio di Amir, e le ho testate. Scalando 5 diverse grane di carte e lavorando meticolosamente, e’ possibile rimuovere i segni eventuali delle sgorbie (nel mio caso ce ne sono sempre un po’!) e poi ogni carta toglie le righe della precedente. E’ un processo lungo e laborioso, perche’ se si scoprono righe non rimosse si deve ripartire da capo… sgradevole.

Con queste carte nuove ho finito la ciotola – grana 80, 120, 180, 240 e poi 400. Ho poi passato velocemente la carta 400 seppiata, un po’ per finire meglio, un po’ perche’ mi e’ caduta la lampada del tornio sulla ciotola e ci ha lasciato un segnetto di vernice nera (lo so, non bisognerebbe dire queste cose in pubblico, ma che ci posso fare?, son maldestro =). Improperi a parte, son giunto alla fine della carteggiatura.

Spesso finisco il tutto ad olio. Nel mio caso olio significa olio alimentare di vaselina, quelload uso enologico. Prendo un secchio, lo riempio d’olio e ci tuffo l’oggetto per una notte. Il mattino dopo lo lascio scolare un po’, lo asciugo e via.

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Ma questa volta mi dispiaceva. Le venatura, le marezzature e i puntini sparsi nel legno richiedevano una finitura brillante, come si richiede a un bel pezzo di legno. Cosi’ ho preso i panettini di cera che ho preparato apposta.

Sciolgo cera d’api vergine, la filtro (per rimuovere le impurita’ presenti) e poi la faccio raffreddare. Intanto a bagnomaria sciolgo la cera carnauba (in proporzione del 20%), per prima perche’ ha un punto di fusione piu’ alto. Quando e’ fusa, aggiungo la cera d’api (in proporzione dell’80%). Mescolo, colo nei bicchierini da caffe’ di plastica e lascio raffreddare. Ho cosi’ panetti di cera abbastanza morbida da sciogliersi all’attrito con il legno che gira sul tornio, ma ricca di carnauba – che e’ una cera vegetale che da’ affetto molto piu’ brillante della cera d’api da sola.

Dicevo, ho quindi preso uno dei panetti e ho steso la cera, poi ho lucidato direttamente sul tornio con uno straccio di lana. Il risultato e’ qui di seguito:

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Aspetto un vostro parere. Ad maiora =)

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Tavolo a libro – parte 4 (ultima)

Alla fine e’ concluso. Solo per dare un seguito illustrato ai post precedenti

  1. parte 1
  2. parte 2
  3. parte 3

vi mostro un paio di immagini che ritraggono il tavolo terminati.

Dopo l’assemblaggio e’ stato necessario usare dello stucco di cera per chiudere alcuni fori e buchini antiestetici, colorare con mordente ad acqua, fondare con turapori nitro (si’, lo odio, ma e’ l’unica vernice cosi’ robusta per dare un fondo a un tavolo che verra’ utilizzato molto) e poi gommalacca. Infine lucidare con cera d’api tinta con le terre.

Questi sono i risultati.

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Ad maiora.

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Nuovi oggetti al tornio

Un post breve – sono sempre in collina senza internet e scrivo solo quando torno dai miei, piuttosto raramente.

Ho costruito le antine di un mobile come si faceva una volta, ho finito delle porte con olio di lino e di thung – tutte cose di cui mi piacerebbe scrivere in dettaglio. Sara’ fatto a breve.

Intanto, questi che seguono sono i lavori che ho finito o che sto finendo al tornio.

Se avete un parere/critica/suggerimento, scrivetemi, mi fa piacere.

1. serie di 4 foto, dal tronco di ciliegio al vaso finito (solo a sgorbie e carta grana 120, ancora da carteggiare e lucidare)

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2- un pezzo di acero (mi pare, non son certo) che marciva in un parcheggio da 2 anni. mio padre me l’ha portato e ci ho ricavato questa ciotola finita con olio di vaselina

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3. ciotoline in pruno recuperato a gennaio in un frutteto dietro casa

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4. scatolina di strana forma, ricavata da un ramo di pruno con tanto di buco “passante”

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5. scatolina tornita oggi – il corpo e’ un vecchio pezzo di noce, il coperchio di ciliegio (non ancora lucidata)

Il ciliegio e’ fantastico, quando lo tornisci senti proprio odore di ciliegie =)

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6. ciotolina di ciliegio con bordo che segue la curvatura del tronco

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Gli altri pezzi in cantiere arriveranno presto =)

Take care.

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Scatoline di legno (al tornio)

Dopo vari tentativi di “bicchieroni” di legno e ciotole strette e alte, ho variato stile e mi sono dedicato a qualcosa di piu’ piccino, scatolette in legno con coperchio. Il metodo e’ abbastanza preciso, perche’ se scordate un passaggio, non si puo’ piu’ tornare indietro – cosa che getta nella stufa il vostro lavoro, lasciandolo non finito.

Ho fotografato i vari passi per creare una scatoletta al tornio, per cercare di documentarvi come fare – le foto sono di due scatolette differenti, perche’ durante l’esecuzione della prima mi son scordato di scattare le foto ad ogni passaggio =)

1. scegliere il legno
Banalmente, ho scelto uno scarto di ciliegio vecchio di 4 anni che mi ha gentilmente regalato il signor Renzo qui in paese, tagliato a mano con la sega (la motosega non funziona) e poi spaccato a meta’ con l’ascia… piu’ old style di cosi’.
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2. sgrossatura
Con la sega a nastro ho eliminato le parti rovinate e “storte”, fino ad ottenere un blocchetto tornibile – la foto e’ di meta’ percorso, dopo ho tagliato ancora via qualcosa prima di mettere il pezzo sul tornio.

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3. creazione dei due pezzi
Si sgrossa il pezzo, rendendolo un cilindro quanto piu’ liscio possibile, e poi si fanno due tenoni, uno per ogni capo del cilindro. Si torna poi alla sega a nastro e si taglia in due parti il cilindro, cosi’ si ottengono i pezzi per la scatoletta e per il coperchio.

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4. coperchio
Si passa ora all’autocentrante, fissando il pezzo del coperchio. Si delinea la forma del coperchio esternamente, lo si scava e si finisce tutto con le carte vetrate, fino alla grana piu’ fine. Il coperchio e’ da considerarsi finito fatta eccezione per il “pomellino” in cima, che verra’ tornito e finito quando si eliminera’ il tenone in un secondo momento.

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(questo coperchio e’ della seconda scatoletta, in legno di pruno)

5. scatoletta
Con lo stesso procedimento si tornisce anche il corpo della scatola, dapprima esternamente e poi scavando all’interno. Si finisce il tutto con le carte, come sopra. Attenzione che il diametro dello scavo della scatola deve contenere il diametro del coperchio, in modo che chiuda senza “ballare” troppo.

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(sempre di scatoletta di pruno)

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(i due pezzi messi insieme danno gia’ l’idea di una scatola, fatta eccezione per i tenoni ancora presenti)

6. rimuovere il tenone del coperchio
Si tiene nell’autocentrante il corpo della scatola e, con l’ausilio di alcuni straccetti, si incastra il coperchio nella scatola stessa. Si puo’ cosi’ tornire via il tenone del coperchio e finire il tutto con le carte (consigliato usare la contropunta in appoggio sul coperchio, in modo da tenere il tutto in asse).

7. rimuovere il tenone della scatola
Qui c’e’ il trucco. Ossia, il bordo interno della scatola deve essere il piu’ possibile “dritto” nel primo pezzo, diciamo all’incirca mezzo di un centimetro. In questo modo, non essendo svaso, e’ possibile prendere la scatolina dall’interno con l’autocentrante in apertura, sempre usando uno straccetto per non segnare l’interno della scatola con le ganasce dell’autocentrante.
A questo punto basta tornire via il tenone, fare il fondo alla scatoletta e carteggiare come d’uso.
Fatto.

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Cosi’, in pochi passi, si puo’ passare da un pezzo di ciliegio destinato alla stufa a una scatolina gradevole.
La finitura e’ semplicemente ad olio di vaselina (quello per uso enologico), immersione per una notte e poi asciugatura all’aria, tutto qui.

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Ah. la scatolina in pruno, in quanto tornita in legno verde, sta stagionando in un sacco pieno di trucioli. Appena sara’ pronta, la finisco e poi mettero’ una foto del prodotto finito. Ad maiora.

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Tornire vecchio legno di farnia (o quercia)

Proseguendo con la tornitura, ho scovato in legnaia un vecchissimo tronco di farnia (c’e’ chi dice rovere, chi quercia, io penso farnia).

L’ho segato in blocchi e sgrossato. Da tre dei blocchi, ad oggi, ho ricavato queste ciotole.

La prima, una ciotolina larga, scavata in un pezzo da cui partivano 3 rami – da cui l’occhiatura particolare. Finita a cera.

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La seconda una ciotola natural edge (ossia scavata perpendicolarmente all’altezza del tronco, in modo da mettere in risalto gli anelli del durame interno. Finita in olio di vaselina, perche’ mi e’ stata chiesta per uso alimentare.

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L’ultima, infine, una ciotola scavata in un pezzo identico al precedente, ma scavato in verticale, in modo da seguire l’altezza dell’albero: gli anelli interni son stati scavati via, ma sono rimaste le marezzatura dell’alburno. Finita sempre in olio di vaselina per lo stesso motivo.

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Dovrei a breve scavare ancora due ciotole in ciliegio, vi tengo aggiornati.

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Prima tornitura!

Dopo 3 mesi di traffico, sono riuscito a collezionare un tornio (Jet 1220vs), le sgorbie necessarie e un mandrino autocentrante – tutto quello che mi serviva per tornire come si deve delle ciotole.

Ho recuperato nella legnaia un vecchio pezzo di ciliegio tutto mangiato dai tarli e l’ho segato a meta’, da ogni parte ho tornito una ciotola. Non mi dilungo a spiegare come ho fatto, erano tentativo e non li ho documentati con foto passo a passo. A breve tentero’ di nuovo, questa volta con qualche foto in piu’.

In ogni caso questi sono i risultati:

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La ciotola di sinistra e’ stata finita con olio di lino cotto ed ha un aspetto piu’ satinato, come si vede qui sotto:

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L’altra invece e’ stata finita con un blocchetto di cera d’api e carnauba miscelate, e poi lucidata con lo straccio direttamente sul tornio.

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La prossima settimana cerchero’ di documentare meglio la tornitura di una nuova ciotola o una scatoletta.

A presto!

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Sgabello in stile Chip and Dale =)

Mi hanno chiesto di dare una ravvivata a uno sgabello in stile Chippendale, fine ‘800, solo da ravvivare un po’ nel colore.

Io non mi intendo, ma quando l’ho ricevuto ho avuto l’atroce sospetto che fosse un pochino piu’ recente – cercando su internet e su un paio di libri ho avuto conferma che si tratta di una copia, vagamente in stile chippendale, di circa meta’ del secolo scorso. Non proprio la stessa cosa, e con 3 gambe che ballano su 4. Da questo il titolo di questo post: in America, Chip & Dale sono i nostri Cip & Ciop, uno stile piu’ adeguato e meno altisonante per questo sgabellino =)

Cosi’, armato di pazienza, mi sono messo a smontarlo, per rimetterlo in sesto.

Primo problema, le gambe, che ballavano, erano state inchiodate da dietro con chiodi sprofondati nel legno. Ho quindi dovuto prendere il trapano, punta del 2, e fare dei piccoli buchini tutto attorno ai chiodi, in modo da poter infilare la punta di una pinza ed estrarli. Poi ho inserito schegge di legno, colla e, infine, stuccato il tutto.  Ora lo sgabello era smontato – la colla in pratica non c’era piu’, si e’ smontato senza fatica. Sverniciatore e cartavetrata a seguire.

Qui la foto dei pezzi dello sgabello dopo la prima fase di trattamento.

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Per la fase di incollaggio ho usato colla a caldo, perche’ odio l’idea di usare una colla non reversibile sicche’, in futuro, un restauratore dira’ “chi diavolo e’ stato a fare questo consolidamento che ora non si puo’ piu’ migliorare?”. Odio quando succede a me, quindi cerco di non farlo io agli altri.

Per incollare ho dovuto costruirmi delle dime di legno i modo che i morsetti lavorassero correttamente, e ho appoggiato lo sgabello su un piano rettificato, in modo che le 4 gambe poggiassero correttamente e lo sgabello non “ballasse”.

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Per aiutarmi in certi lavori con morsetti in posti difficili, mi son comprato delle pinze cinesi da 1,50 euro al paio. Non compratele, come ogni prodotto cinese economico non vale nulla. Ho pinzato un pezzo di legno, nemmeno dell’estensione massima delle pinze, e dopo pochi minuti sento un colpo; ecco cosa e’ rimasto delle pinze:

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Comunque, finita la fase di consolidamento, lo sgabello era incollato, stabile e stuccato dove serviva. Ho dato poi del mordente per ricreare un po’ i colori che aveva in origine: la fascia era nera e le gambe chiare, leggermente tendenti al rosso. Ho passato rolla color noce scuro, molto spessa, sulla fascia, e una misto di noce+mogano per le gambe.

Ho poi dato 3 mani di turapori alla nitrocellulosa per fare un fondo il piu’ possibile robusto.

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Qui faccio un commento sul turapori nitro. Non mi piace. Lavoro in cantina o in cortile, e il solvente puzza sempre in modo fastidioso. Ammetto che sia un ottimo prodotto, asciuga rapidamente, e’ robusto e  veloce, si puo’ applicare anche al freddo. In questi giorni lavoravo a 10-11 gradi, e la gommalacca fiorisce e diventa bianca se data a queste temperature – e non posso aspettare l’estate per finire uno sgabello =)

Inoltre la gommalacca data a pennello non e’ cosi’ robusta, specie per qualcosina che sara’ sempre a portata di calcio di ogni persona in casa. Siccome e’ un lavoro per un cliente, volevo dargli un prodotto solido e che durasse nel tempo. Cosi’ ho optato per il turapori nitro. Ma di mio sto cercando delle alternative.

Su un sito di restauro, inforestauro.it, ho letto numerose discussioni su come la gommalacca data a tampone sia molto piu’ resistente di quella data a pennello. Non ho ancora mai fatto prove in questo senso, essendo io uno stoppinatore piu’ che scarso, quasi scarsissimo. Inoltre si parla, sempre sul sito suddetto, di finire ad olio e olioresine: un argomento che mi sta affascinando molto e che sto, piano piano, sperimentando di persona.

Tutta questa dissertazione per dirvi che mi sto adoperando per trovare alternative al turapori alla nitrocellulosa, perche’ vorrei limitarne l’uso il piu’ possibile. Se avete dei suggerimenti, basati su esperienza personale e non sul “sentito dire”, sarei davvero grato se me li faceste conoscere.

Infine, lucidatura a cera.

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Non mi trovo male con questa cera fatta con un amico 2 anni fa, ma penso che all’epoca abbia sbagliato le quantita’ – troppo poca trementina a confronto con la cera. Sicche’ devo sempre aggiungerne per mollare la cera e renderla morbida da distribuire a pennello. Inoltre e’ cera colorata con anilina noce scuro ai grassi – piacevole per finire un mobile scuro, ma qui mi ha scurito leggermente le gambe dello sgabello, forse avrei dovuto usare una cera non colorata.

Siccome ho ricevuto gentilmente in dono 2 kg di cera d’api direttamente dalle arnie, a breve mi cimentero’ anche nel prepararmi una cera “seria”, con carnauba, cera vergine e trementina.  Inoltre provero’ a unire cera e olio di lino, per ulteriori esperiementi con la finitura ad olio.

Qui sotto, per confronto, vi metto un’ultima foto di un pezzo di legno che ho fondato ad olio (non e’ ancora stato lucidato): 5 mani, due 50% olio di lino cotto + 50% trementina, due altre con 75% olio + 25% trementina, e una solo olio. A me piace, lo finiro’ a stoppino a olio. Se vi interessa, stay tuned.

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