Tavolo a libro – parte 3

Dopo qualche settimana dedicata ad altro, mi sono rimesso a lavorare sul tavolo a libro.

Per chi si fosse perso la storia, ho recuperato il piano a libro da un rigattiere monferrino, mentre le gambe vengono da un altro tavolo sempre dallo stesso rigattiere.

La catena del tavolo, nel suo insieme, era troppo grande rispetto al piano – sporgeva solo di 1,5 cm (invece dei 4-6 consigliati). Ho quindi dovuto smontare tutto il tavolo, ridurne le dimensioni e infine re-incollare il tutto.

Qui sotto vedete il tavolo ri-assemblato alla fine dei lavori di falegnameria.

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1. smontare il tavolo

Siccome e’ un tavolo ben fatto e di vecchia data, era incollato con colla animale, rinforzato con tasselli in legno in ogni giuntura.

Ho preso un trapano con la punta del 9 ed eliminato tutti i tasselli. Poi ho avvolto le giunture in asciugamani zuppi di acqua bollente; dopo 15-30 minuti la colla si e’ mollata e, a colpi di mazzuolo, ho separato ogni singolo pezzo con solo una piccola rottura (causata da un tassello non trapanato via del tutto, mea culpa!).

 

2. ridurre le dimensioni

Per fare cio’, ho preso i soliti vecchi attrezzi:IMG_6690

  • la sega da tenoni (sopra nella foto)
  • la sega a dorso (sotto)
  • un “truschino” costruito da un amico falegname
  • la squadra e la matita
  • la raspa

 

Dovendo ridurre ogni asse della catena di 9 cm, ho segnato con la squadra la misura finale del pezzo, e con il truschino lo spessore del tenone. A questo punto, con buona pazienza, ho tagliato le “guance” del tenone, e poi le spalle. Infine ho arrotondato il tutto con la raspa, perche’ le mortase erano stondate.

Mi sono poi accorto che la testa di una delle gambe aveva una fessura lungo la vena, che pian piano si stava aprendo.

Ho quindi spennellato della colla fluida (basta aggiungere acqua alla vinilica) nella fessura e poi ho praticato dei fori con il trapano, per due viti a scomparsa. Le viti devono legare insieme i due lati della fessura, e non devono essere visibili dall’esterno. Per fare questo ho svasato l’ingresso del buco, in modo che la vite sprofondasse dentro – una volta stuccata a cera non si vedra’ piu’ la testa della vite.

IMG_6692

Problema del neofita: ho usato una vite vecchia, recuperata da un altro mobile e un poco arrugginita. Bene, avvitandola nella sua sede, ho sentito un “crack” sospetto; svitandola, e’ uscita solo la testa della vite, il resto del corpo saldamente avvitato all’interno.

Ora, siccome sono, appunto, alle prime armi, ho pensato che la vite tiene comunque – anzi, non devo nemmeno piu’ nascondere la testa =P so che non e’ molto corretto, prima o poi qualcuno dovra’ restaurare questo tavolo. Ma onestamente penso/spero che nessuno avra’ mai bisogno di toccare queste viti, che sono solo un rinforzo per il legno e non parte della struttura del tavolo. Insomma, ho deciso di lasciare le cose cosi’ come stanno…

 

 

3. ri-assemblare il tavolo / incollare

Finito tutto questo, con ogni parte ora solida e ripulita (con raspe e carta vetrata) dalla colla vecchia, nonche’ sistemata alla misura piu’ opportuna, ho dovuto affrontare la fase di incollatura.

Siccome sui testi di restauro si dice di privilegiare la reversibilita’ (cosa che ho grandemente apprezzato quando ho dovuto smontare il tavolo), ho deciso di usare la colla animale (o colla garavella) a caldo. Ripesco quindi lo scaldacolla in ghisa di un restauratore amico di mio nonno, e mi accingo a fare la colla.

 

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Come preparare la colla animale a caldo

Secondo le indicazioni di John Rodd, i passi sono i seguenti:

  1. riempire lo scaldacolla per 2/3 di colla animale a perline
  2. riempire poi lo scaldacolla d’acqua sin quasi all’orlo
  3. lasciar riposare circa 3 ore finche’ l’acqua non sia stata tutta assorbita
  4. mettere a scaldare a bagnomaria 
  5. togliere la schiuma che si forma durante la “cottura” e mescolare

La consistenza deve essere:

  • da calda: abbastanza fluida ma non acquosa
  • da fredda: una gelatina dura in cui si inserisce un dito con una certa difficolta’

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A colla pronta e calda, faccio un piano. Assemblo tutto il tavolo a secco, e provo anche i sergenti con i blocchetti di legno. Tutto funziona. Dispongo quindi tutti i materiali in ordine attorno a me, in modo da essere il piu’ possibile veloce.

Con la colla a caldo non si puo’ aspettare troppo, altrimenti si fredda e indurisce prima di aver stretto il tutto nei morsetti.

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Il mio piano consiste in questo: prima gambe anteriori, poi gambe posteriori, infine collegare le due parti. Semplice, no?

Alla fine il risultato e’ qui sotto. Devo dire che, la mattina dopo, son stato ben soddisfatto della solidita’ del tutto. Merito degli incastri ben fatti e della colla preparata correttamente.

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Prossime settimane rimane da:

  1. piantare le spine (ossia i tasselli di legno) per fermare le giunture
  2. levigare tutta la catena
  3. levigare tutto il piano
  4. trovare il “perno” per far ruotare il piano e aprirlo (vedi qui)
  5. dare colore, turare i pori e finire a cera il tutto

A presto!

 

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3 risposte a Tavolo a libro – parte 3

  1. Pingback: Tavolo a libro – parte 4 (ultima) | Rat da Bosch

  2. Anna Manka ha detto:

    Salve, vorrei chiedere gentilmente un consiglio. Come trattare una superficie di un tavolo vecchio per farlo diventare adatto all’uso in cucina allora dovrebbe non assorbire i liquidi ect. Ovviamente dopo la adeguata preparazione del piano. Tanti saluti Anna

    • marcoutsy ha detto:

      salve anna. trattare il legno perche’ sia impermeabile non e’ a mio parere una buona cosa. una finitura all’olio di lino cotto e una pulizia adeguata rendono un piano adatto alla cucina (io ho un piano cosi’ finito da 4 anni) e facile da riparare se si riga o altro. perche’ impermeabilizzare il legno quando esistono materiali gia’ non assorbenti in natura, tipo la pietra? se pero’ vuole proprio rendere impermeabile il piano in legno, guardi in giro cercando vernici poliuretaniche. sono le piu’ resistenti a tutto, in pratica plastificano il legno. a me non piacciono, ma de gustibus =)

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