Un primo risultato apprezzabile

Sono ormai alcuni mesi che tornisco. In principio non sapevo vedere i miei errori, poi ho imparato a vederli, e quanti erano! Lentamente ho iniziato a correggerli, con aiuti esterni e semplicemente prestando maggior cura a quello che facevo, imparando un pochino di pazienza in piu’.

In questi giorni ho tornito una ciotola in un vecchio legno di farnia, sempre della famiglia della quercia. E’ legno che ho trovato in legnaia, destinato alla stufa, ancora tagliato in pezzi di tronco con la corteccia. Questo pezzo, in particolare, l’ho scelto perche’ non aveva fori di tarli. Ovviamente c’era una crepa nel legno, ma non comprometteva la tornitura.

Sono particolarmente affezionato a questo tronco di farnia, perche’ ha delle venatura strane che, se finite a cera, sembrano di seta e riflettono la luce come fossero iridate. Quindi sono assai contento di aver finalmente prodotto un pezzo che ha pochi difetti – diciamo che a volerli cercare ne ha, ma rispetto al passato e’ uno dei risultati migliori che ho ottenuto.

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Come sempre ho scelto un pezzo, l’ho tagliato a mano e poi l’ho stondato con la sega a nastro. Ho poi tornito l’esterno, poi scavato l’interno. Questo un paio di settimane fa. Non ero soddisfatto del risultato, ma non sapevo come finirlo con le carte vetrate che avevo allora. Ieri mi sono arrivate quelle nuove, dalla Germania su consiglio di Amir, e le ho testate. Scalando 5 diverse grane di carte e lavorando meticolosamente, e’ possibile rimuovere i segni eventuali delle sgorbie (nel mio caso ce ne sono sempre un po’!) e poi ogni carta toglie le righe della precedente. E’ un processo lungo e laborioso, perche’ se si scoprono righe non rimosse si deve ripartire da capo… sgradevole.

Con queste carte nuove ho finito la ciotola – grana 80, 120, 180, 240 e poi 400. Ho poi passato velocemente la carta 400 seppiata, un po’ per finire meglio, un po’ perche’ mi e’ caduta la lampada del tornio sulla ciotola e ci ha lasciato un segnetto di vernice nera (lo so, non bisognerebbe dire queste cose in pubblico, ma che ci posso fare?, son maldestro =). Improperi a parte, son giunto alla fine della carteggiatura.

Spesso finisco il tutto ad olio. Nel mio caso olio significa olio alimentare di vaselina, quelload uso enologico. Prendo un secchio, lo riempio d’olio e ci tuffo l’oggetto per una notte. Il mattino dopo lo lascio scolare un po’, lo asciugo e via.

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Ma questa volta mi dispiaceva. Le venatura, le marezzature e i puntini sparsi nel legno richiedevano una finitura brillante, come si richiede a un bel pezzo di legno. Cosi’ ho preso i panettini di cera che ho preparato apposta.

Sciolgo cera d’api vergine, la filtro (per rimuovere le impurita’ presenti) e poi la faccio raffreddare. Intanto a bagnomaria sciolgo la cera carnauba (in proporzione del 20%), per prima perche’ ha un punto di fusione piu’ alto. Quando e’ fusa, aggiungo la cera d’api (in proporzione dell’80%). Mescolo, colo nei bicchierini da caffe’ di plastica e lascio raffreddare. Ho cosi’ panetti di cera abbastanza morbida da sciogliersi all’attrito con il legno che gira sul tornio, ma ricca di carnauba – che e’ una cera vegetale che da’ affetto molto piu’ brillante della cera d’api da sola.

Dicevo, ho quindi preso uno dei panetti e ho steso la cera, poi ho lucidato direttamente sul tornio con uno straccio di lana. Il risultato e’ qui di seguito:

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Aspetto un vostro parere. Ad maiora =)

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