Costruire un banco sega

Mi hanno quasi “regalato”, per cessato utilizzo, una sega circolare della Metabo, bellissima, lama affilata e che si puo’ alzare fino a 6 cm. Siccome ne ho gia’ una della Stayer, presa da un vecchio falegname per 30 euro ma senza la lama rientrante, ho pensato di tenermi la Stayer per i lavori a mano e montare la Metabo sotto a un banco, per trasformarla in un banco sega.

Ho cercato a lungo su internet la documentazione a riguardo, finendo sul forum de “Il Legno” piu’ volte. Alla fine, grazie ai suggerimenti di uno dei moderatori, Grattagamole, ho messo insieme un’idea su come fare questo banco. Molti dei suggerimenti tecnici vengono da questo forum, riadattati ai materiali per me disponibili.

Per primo, ho recuperato in solaio un vecchio tavolo in formica, di quelli anni ’70, e gli ho rimosso il piano, tenendo solo gambe e catena.
Ho comprato un piano di multistrato da 1cm, dimensioni 120×70, e ho avvitato sotto dei listelli per far si che, appoggiato sulla catena, non si muovesse di un millimetro.

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Ho poi preso le misure per posizionare la sega sotto il piano. E’ essenziale che il piano sia perfettamente in squadra, ogni angolo 90° e i lati opposti perfettamente paralleli tra loro. Il mio ovviamente non lo era in modo perfetto, quindi ho dovuto prendere una pezzo perfetto come riscontro e poi piallare fino a raggiungere la precisione richiesta.

Ho poi verificato che i lati lunghi della piastra della sega siano paralleli alla lama (cosa non scontata, se la sega e’ economica, meglio verificare comunque!); posizionato la sega in modo che la lama sia perfettamente parallela ai lati lunghi; affondato la lama della sega nel multistrato fino a fine corsa, poi esteso il taglio un pochino di piu’ (l’ho fatto a mano con una filetta) per far sporgere anche il coltello della sega.
Nota: tutti questi calcoli e queste misurazioni vanno fatti piu’ volte con la massima precisione che potete avere. Verificate tutto piu’ volte =)

A questo punto ho forato il piano in corrispondenza dei fori sulla piastra della sega, ho fatto un “invito” con uno scalpello perche’ le viti dei bulloni fossero “affondate” nel piano, e ho avvitato la sega a testa all’ingiu’, stringendo i bulloni in modo che non si muovesse.

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Ho poi verificato che la lama, facendola sporgere, fosse perfettamente parallela con entrambi i bordi del piano (misurando la distanza sempre dallo stesso dente della lama, ruotandola all’inizio e alla fine della fessura). siccome lo era, ho fissato dei bordini di legno sotto il piano, battenti contro la piastra della sega, in modo da immobilizzarne ogni movimento laterale e avanti/indietro. Se non lo fosse, effettuate dei piccoli spostamenti della sega usando spessori; quando avete la posizione corretta, avvitate i bordini per fissare il tutto definitivamente.

Ho infine avvitato alcuni listelli sotto al piano per irrigidirlo, in modo che non si imbarcasse sotto il peso della sega con il passare del tempo.

E con questo ho avuto un banco sega con la lama che esce di massimo 5 cm, quasi perfettamente parallela ai bordi del piano.

 

 
Ho quindi creato una guida a T, che si impegna contro il lato corto del tavolo. Essendo che questo lato e’ perfettamente perpendicolare ai lati lunghi, e quindi alla lama della sega, ho la certezza che la mia guida a T lavori correttamente – la sposto come serve e la fermo con due morsetti.
Per costruirla, serve un pezzo di legno perfettamente squadrato e diritto, cui avviterete un pezzo simile, non complanare ma posto sotto, esattamente a 90°. Questo pezzo “corto” scorrera’ lungo il lato del piano mantenendo la guida a T parallela ai lati lunghi e alla lama della sega.

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Allo stesso modo, usando un altro pezzo di legno dritto e piallato giusto, si puo’ creare una slitta per tagli a 90° (o a qualsiasi angolo serva) che si impegni sui due lati lunghi paralleli, con lo stesso principio della guida a T, ossia con piccoli assi non complanari che scorrono lungo i lati lunghi del piano. Creandosi guide a 90°, 45° e magari una a 22,5° si puo’ quasi ovviare all’acquisto di una troncatrice.

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Ho poi preso una ciabatta con 3 prese e l’interruttore, montata al tavolo con 2 viti, e la utilizzo come interruttore per accendere/spegnere la sega, avendo io cortocircuitato l’interruttore della stessa con del nastro isolante (o una fascetta di plastica, se preferite).

In questo modo il mio banco sega e’ provvisto di:
1) pulsante di accensione sotto il piano del tavolo, abbastanza rapido da raggiungere
2) una guida per rifilare gli assi ossia a T
3) una guida per troncare a 90° (a 45 devo ancora costruirla)
4) lama regolabile che taglia fino a 5cm di spessore

I costi, finora:
– sega: 50 euro
– tavolo: di recupero, gratis
– piano multistrato: 10 euro
– bulloneria: 3 euro
– ciabatta: 5 euro
– legno per le guide: di recupero, gratis

Totale per il banco sega: 68 euro.

Ho preso un asse e l’ho rifilato sui due fianchi, in modo da poter misurare la differenza nella larghezza dell’asse ai due estremi, per capire l’errore di parallelismo tra guida a T e lama della sega. Ebbene, ho misurato con il calibro il pezzo rifilato: la larghezza ad un’estremita’ e’ 3.49 cm e all’altra 3.52.
Ossia 0.3 millimetri di scarto, che per un falegname alle prime armi come me e’ una buona precisione.

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Volendo allargare un po’ la fessura da cui esce la lama, potrei usare anche la possibilita’ della sega di inclinare la lama fino a 45°, che potrebbe essere assai interessante. Ma per ora non mi serve e mi sono limitato a un banco sega classico.

Lo usero’ estesamente nei prossimi giorni e vi faro’ sapere i risultati.

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Preparare lo stucco di gesso per restauro mobili

Il presupposto, come sempre, e’ che ci sono mille siti scritti da persone piu’ qualificate di me per spiegarvi un argomento.

Nonostante cio’ mi documento, provo a farlo, e poi condivido le mie esperienze sperando possano tornare utili a qualcuno – “appunti di falegnameria libera” per fare un riferimento all’informatica e a Linux =)

Questo post riguarda la produzione dello stucco per, appunto, stuccare i mobili che state restaurando. Forse qualcuno si chiedera’ perche’ farsi lo stucco quando ne vendono di gia’ pronti in barattolino al fai-da-te dietro casa.

Uno, perche’ a me piace saper scomporre alla base i lavori che faccio. Se per chiudere una crepa devo affidarmi a un prodotto che io non so creare, saro’ dipendente. Scoprire che si tratta poi di gesso, colla e colore, mi ha stimolato a provare a farlo. Non puo’ essere difficilissimo, quindi provo.

Due, come colla uso quella animale a caldo – quindi riscaldando a bagnomaria lo stucco autoprodotto posso riutilizzarlo anche a distanza di mesi – quello del barattolino, una volta secco, lo sbatti via.

Se come ragioni/motivazioni vi bastano, qui sotto trovate come fare lo stucco.

Ingredienti.

  1. gesso di bologna – 10 parti
  2. terre colorate – 3-4 parti
  3. colla – 1 parte
  4. acqua calda – 4 parti

Come fare.

Innanzitutto trovatevi una superficie non porosa su cui lavorare il gesso – un piano di marmo levigato va benissimo, rubatelo dal cortile del vostro vicino come feci io =)

Poi vi serviranno un paio di spatole per stuccare, ma quelle, siccome volete stuccare, suppongo le abbiate.

Le terre colorate che uso io sono terra d’ombra e terra d’ombra bruciata, terra di siena rossa, ocra gialla. Onestamente il giallo l’ho usato pochissimo, ma potrebbe servire. Alcuni consigliano anche un verde, per stuccare certi legni che virano al verdognolo, ma la mia breve esperienza non me ne ha ancora mai fatti incontrare.

La colla che uso e’ quella animale (garavella, perlina, insomma quella solita a caldo). Mettetela a scaladare e scaldate anche un po’ d’acqua.

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Una nota: negli ingredienti indico le “parti” per ogni componente. Sono indicazioni puramente indicative. Con “parte” io intendo dire che ho usato un cucchiaio da minestra – quindi 10 parti di gesso mi hanno riempito a meta’ un vasetto capiente in cui conservo lo stucco (lo vedete nella foto sopra), non ne viene troppo ma un mobile normale lo stuccate, il resto lo tenete per il futuro.

Dicevo, piu’ terre mettete piu’ il colore sara’ vivo, ma troppe terre faranno crepare il vostro stucco. Con 3-4 parti di terre non mi e’ mai capitato. Idem per la colla; se fate stucco normale, una parte sciolta in 4 d’acqua e’ sufficiente, se fate stucco di punta potete usarne 2-3 parti. Quello che ho fatto io, apposta per stuccare angoli e parti che devono sopportare colpi, ha 3 parti di colla e, quando e’ secco, carteggiarlo e’ una sofferenza. Pero’ e’ robustissimo =)

Se eccedete in acqua e lo stucco vi viene molliccio, fatelo cuocere a bagnomaria nel barattolo senza tappo, l’acqua pian piano evapora e lo stucco si addensa quanto basta per spatolarlo.

Ora i passi da seguire:

a. mescolate sul piano di marmo gesso e terre

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b. sciogliete nell’acqua calda la colla calda

c. aggiungete piano piano acqua e colla al gesso con le terre, lavorandolo con le spatole finche’ ha una buona consistenza per spatolarlo senza difficolta’

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A questo punto il vostro stucco sara’ pronto e potrete metterlo nel vaso. Fine.

Quando vi servira’ usarlo, mettetelo in un pentolino a bagnomaria e scaldatelo, quando sara’ bello fumante e’ pronto da usare.

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Accortezze.

Lo stucco di gesso, contenendo colla e colore, macchia il legno. Se stuccate e poi carteggiate, l’area da cui avete rimosso lo stucco con la carta vetrata sara’ macchiata in modo permanente. Prima di stuccare, quindi, date una mano di gommalacca leggera su ogni parte che intendete stuccare.

Stendete lo stucco a spatola – considerate che il colore che avra’ alla fine sara’ quello che ha da bagnato – il mordente e poi la finitura (turapori, gommalacca o altro) cambieranno il suo colore quindi non spaventatevi se da asciutto e’ molto piu’ chiaro. In ogni caso, se in dubbio, fatelo un po’ piu’ scuro, dicono sia sempre meglio eccedere verso lo scuro che verso il troppo chiaro!

Io stucco, lascio asciugare diverse ore (nelle crepe e fessure ci mette parecchio ad asciugare, non forzate troppo l’asciugatura o si crepa). Poi carteggio con carta 120 o 240 (dipende da quanto stucco devo asportare e da come ho carteggiato il mobile prima) per rimuovere lo stucco in eccesso e anche la gommalacca data precedentemente, in modo che il mobile sia di nuovo di legno “non trattato” e con lo stucco livellato. Date il colore che ritenete necessario, poi finite con il metodo che preferite – il mio post riguarda finiture a turapori nitro o gommalacca, per olii o cere non ho esperienza.

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[qui sopra vedete la gommalacca come base su cui applicare lo stucco, per non macchiare]

 

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[lo stucco e’ piu’ chiaro del legno e tende un po’ al violetto – ma la mordenzatura e la finitura modificheranno il suo colore in modo da renderlo piu’ simile – vedi foto sotto]

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Qui il piano di un tavolo a libro (si quello del post di un po’ di tempo fa, lo sto ultimando in queste settimane) completamente stuccato, colorato con mordente all’acqua (noce con una punta di mogano) e ancora senza nessuna finitura. Come vedete, se osservate la foto ingrandita, il colore dello stucco e’ piu’ scuro del legno, ma non stona. Almeno, secondo il mio personale gusto e secondo i numerosi mobili che ho visto restaurati in giro.

Ho fatto ed usato questo stucco 5 volte finora e anche a distanza di un paio d’anni non ho riscontrato problemi nei mobili che ho cosi’ stuccato. La parte piu’ difficile, per me, e’ mescolare le terre in modo da richiamare il colore del mobile, immaginando che il colore da bagnato sara’ comunque diverso da quello che vedete quando mescolate le terre. Non facile, richiede esperienza o molti tentativi – io forse finora sono stato fortunato e conservativo, uso quasi solo terra d’ombra e una punta di siena rossa, lasciando poi che mordente e finitura scuriscano il risultato in modo soddisfacente. Ogni suggerimento e’ grandemente apprezzato =)

Alla prossima!

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Pulire il metallo arrugginito: acido ortofosforico

Dopo i tentativi con l’acido muriatico (ossia cloridrico venduto nei supermercati in soluzione al 5%) sono passato a Torino a prendere dell’acido fosforico.

Data l’alta concentrazione (75%), i risultati sono migliori, ma anche i possibili danni. Occhio.

Qui sotto vedete la serratura che avevo deciso di pulire.

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La procedura.

1. diluito acido fosforico e acqua, circa 50 e 50 – una misura di sicurezza vista a forte concentrazione dell’acido che ho comprato (considerate che dopo 8 ore, la pentola che conteneva l’acido ha perso del tutto il rivestimento in teflon…)IMG_6716

2. immerso i pezzi da pulire: a differenza dell’acido muriatico, la schiuma prodotta qui e’ molta meno e, con il passare del tempo, si vede proprio la ruggine che sparisce dal pezzo di metallo in questione

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3. a ruggine eliminata, ho immerso i pezzi in acqua e soda solvay o bicarbonato di sodio

4. asciugati ben bene con asciugamano, poi al sole

5. protetto tutto con silicone spray o cera, qualcuno usa olio di vaselina o prodotti commerciali analoghi

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Come notate, non ho spazzolato nulla. Questo acido e’ cosi’ forte che la ruggine si e’ “smaterializzata” da sola, senza bisogno di intervenire con mezzi meccanici.

Con l’acido fosforico cosi’ concentrato, quindi, la ruggine va via ma il metallo non viene portato a nuovo dalla spazzola, perdendo l’aria “vecchia” che aveva. Al contrario, mantiene tutte le sue caratteristiche, esclusa la ruggine =)

Nella foto qui sotto, vedete 3 cerchi in ghisa di un vecchia stufa: quello centrale e’ stato pulito con acido muriatico, spazzolato e non “neutralizzato” nella soda – infatti e’ tendente al giallo. Il secondo, quello di medie dimensioni, e’ stato pulito in acido muriatico e poi spazzolato energicamente per rimuovere la ruggine (le macchie nere sono nella storia di quell’anello di ghisa, non sono state causate da me) – come si vede, sembra nuovo di zecca. Il terzo, il piu’ esterno, e’ pulito dalla ruggine ma conserva quella patina di usurato che lo caratterizza come metallo vecchio.

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Questa la mia esperienza, parte seconda.

Alcune considerazioni.

L’acido fosforico al 75% ho dovuto cercarlo in una ditta chimica, non lo si trova facilmente – e costa 3,25 euro + iva al kg – considerando che 5 lt sono quasi 8,2 kg, ho speso circa 26 euro per portarmi a casa 5 litri. Vero’ e’ che e’ estremamente forte e, diluito al 50% con acqua, fa sempre 10 litri di liquido per pulire. E con una pentola ci pulite pezzi finche’ l’acido ha forza, ossia un paio di giorni almeno (mia esperienza con 3 pezzi in 2 mattinate).

Smaltire questo acido.

Un amico perito chimico mi ha fatto notare che il fosforo e’ presente in natura, solo in quantita’ estremamente ridotte. Allungando con grandi quantita’ d’acqua la nostra pentola di acido, magari neutralizzato con un po’ di soda presa dall’altra pentola, dovrebbe essere possibile smaltire il tutto nell’impianto fognario di casa. Onestamente non ho le competenze per dire se sia corretto o meno – aspetto pareri da chi tra voi se ne intende di chimica. Alternativa, riservare una tanichetta in plastica dove mettere l’acido “esausto” e poi chiedere a un centro di raccolta quali sono le modalita’ idonee per smaltirlo – se avete un laboratorio non sara’ l’unica sostanza sgradevole da smaltire, purtroppo.

E dopo?

Ho letto che ci sono dei prodotti che sono convertitori di ruggine, ossia non richiedono pulizia + protezione del metallo dopo, bensi svolgono entrambe le funzioni insieme. Un nome che ho letto: Remox. Non l’ho mai usato, ma ci sono buone possibilita’ che accada a breve – in ogni caso l’ingrediente principale e’ sempre acido ortofosforico al 75% =)

Dopo la rimozione della ruggine, con qualsiasi mezzo, resta il discorso su come finirlo, per renderlo gradevole e protetto dalle intemperie e dalla ruggine per un po’ di tempo. Come detto, c’e’ chi usa la cera d’api, chi l’olio di vaselina, chi uno spray al silicone o altri prodotti commerciali. Penso che questo argomento meriti un post a se’, di cui scrivero’ quando avro’ esperienze in merito – finora ho finito a cera le parti in ghisa, ma con il silicone le serrature che devono sopportare maggiore usura.

Ah, una cosa per i bevitori di Coca-cola e poi chiudo: contiene acido fosforico… =P

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Pulire il metallo arrugginito: acido muriatico

Un breve post su come togliere la ruggine da parti di ferro, acciaio, ghisa in cattive o cattivissime condizioni.

Normalmente si passa con carta vetrata da carrozziere e acqua, oppure si spazzola vigorosamente con una spazzola di acciaio. Ma quando questo non basta o il processo e’ troppo lungo da diventare sconfortante?

Spulciando in rete ho approfondito la parola di un amico che mi disse “acido muriatico”. Ebbene, ho provato a mettere a bagno in acido muriatico un disco di una stufa parigina in ghisa, ricoperto di molto sporco e ruggine.

Dopo un bagno di 24 ore, la ruggine e’ venuta via facilmente con poche spazzolate. E poi il metallo e’ ingiallito!!

Cosi’ ho pensato: e’ un acido, andra’ neutralizzato con una base – perche’ non usare la soda solvay, che uso per pulire le pentole sporche? Detto fatto, funziona benissimo! Vi riporto di seguito il metodo che ho usato.

Considerate pero’ che l’acido muriatico (acido cloridrico in soluzione per la vendita) e’ pericoloso, tossico e inquinante – rilascia fumi nocivi da non respirare e non va smaltito nel lavandino – chiaro?

  1. preparare un contenitore (ho usato una pentola vecchia), porvi gli oggetti da pulire e ricoprirli del tutto di acido muriatico. Nel giro di alcune ore, si formera’ una schiuma su tutta la superficie, lasciate agire per un giorno intero
  2. con guanti di gomma e occhiali (non si sa mai, uno spruzzo puo’ capitare), rimuovete i pezzi e spazzolateli energicamente sotto l’acqua corrente con una spazzola d’acciaio
  3. sciogliete in una pentola un cucchiaino di soda solvay (in vendita nei supermercati tra i detergenti) ogni 2 litri di acqua calda che usate – mettete la soluzione in una pentola e immergeteci i pezzi appena spazzolati.
  4. dopo qualche tempo, toglieteli e asciugateli con un asciugamani

Per le finiture (cera, olio di vaselina, prodotti commerciali), fate voi. Io uso cera d’api oppure uno spray al silicone trasparente. Ma su questo ci scrivero’ un altro post =)

Qui sotto, due degli oggetti puliti: il primo un ferro di una pialla (con due macchie che hanno resistito alla pulizia!), il secondo due “cagne” per il banco da falegname tornate come nuove.

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Per cronaca, quello in basso era il ferro della pialla prima della pulizia:

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Ho letto che l’acido fosforico e’ meno pericoloso per l’uomo ed e’ quindi preferibile all’acido muriatico – lunedi’ lo compro e provo, vi aggiornero’ con un nuovo post a breve (ho molto metallo da pulire!)

Ad maiora.

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Tavolo a libro – parte 3

Dopo qualche settimana dedicata ad altro, mi sono rimesso a lavorare sul tavolo a libro.

Per chi si fosse perso la storia, ho recuperato il piano a libro da un rigattiere monferrino, mentre le gambe vengono da un altro tavolo sempre dallo stesso rigattiere.

La catena del tavolo, nel suo insieme, era troppo grande rispetto al piano – sporgeva solo di 1,5 cm (invece dei 4-6 consigliati). Ho quindi dovuto smontare tutto il tavolo, ridurne le dimensioni e infine re-incollare il tutto.

Qui sotto vedete il tavolo ri-assemblato alla fine dei lavori di falegnameria.

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1. smontare il tavolo

Siccome e’ un tavolo ben fatto e di vecchia data, era incollato con colla animale, rinforzato con tasselli in legno in ogni giuntura.

Ho preso un trapano con la punta del 9 ed eliminato tutti i tasselli. Poi ho avvolto le giunture in asciugamani zuppi di acqua bollente; dopo 15-30 minuti la colla si e’ mollata e, a colpi di mazzuolo, ho separato ogni singolo pezzo con solo una piccola rottura (causata da un tassello non trapanato via del tutto, mea culpa!).

 

2. ridurre le dimensioni

Per fare cio’, ho preso i soliti vecchi attrezzi:IMG_6690

  • la sega da tenoni (sopra nella foto)
  • la sega a dorso (sotto)
  • un “truschino” costruito da un amico falegname
  • la squadra e la matita
  • la raspa

 

Dovendo ridurre ogni asse della catena di 9 cm, ho segnato con la squadra la misura finale del pezzo, e con il truschino lo spessore del tenone. A questo punto, con buona pazienza, ho tagliato le “guance” del tenone, e poi le spalle. Infine ho arrotondato il tutto con la raspa, perche’ le mortase erano stondate.

Mi sono poi accorto che la testa di una delle gambe aveva una fessura lungo la vena, che pian piano si stava aprendo.

Ho quindi spennellato della colla fluida (basta aggiungere acqua alla vinilica) nella fessura e poi ho praticato dei fori con il trapano, per due viti a scomparsa. Le viti devono legare insieme i due lati della fessura, e non devono essere visibili dall’esterno. Per fare questo ho svasato l’ingresso del buco, in modo che la vite sprofondasse dentro – una volta stuccata a cera non si vedra’ piu’ la testa della vite.

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Problema del neofita: ho usato una vite vecchia, recuperata da un altro mobile e un poco arrugginita. Bene, avvitandola nella sua sede, ho sentito un “crack” sospetto; svitandola, e’ uscita solo la testa della vite, il resto del corpo saldamente avvitato all’interno.

Ora, siccome sono, appunto, alle prime armi, ho pensato che la vite tiene comunque – anzi, non devo nemmeno piu’ nascondere la testa =P so che non e’ molto corretto, prima o poi qualcuno dovra’ restaurare questo tavolo. Ma onestamente penso/spero che nessuno avra’ mai bisogno di toccare queste viti, che sono solo un rinforzo per il legno e non parte della struttura del tavolo. Insomma, ho deciso di lasciare le cose cosi’ come stanno…

 

 

3. ri-assemblare il tavolo / incollare

Finito tutto questo, con ogni parte ora solida e ripulita (con raspe e carta vetrata) dalla colla vecchia, nonche’ sistemata alla misura piu’ opportuna, ho dovuto affrontare la fase di incollatura.

Siccome sui testi di restauro si dice di privilegiare la reversibilita’ (cosa che ho grandemente apprezzato quando ho dovuto smontare il tavolo), ho deciso di usare la colla animale (o colla garavella) a caldo. Ripesco quindi lo scaldacolla in ghisa di un restauratore amico di mio nonno, e mi accingo a fare la colla.

 

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Come preparare la colla animale a caldo

Secondo le indicazioni di John Rodd, i passi sono i seguenti:

  1. riempire lo scaldacolla per 2/3 di colla animale a perline
  2. riempire poi lo scaldacolla d’acqua sin quasi all’orlo
  3. lasciar riposare circa 3 ore finche’ l’acqua non sia stata tutta assorbita
  4. mettere a scaldare a bagnomaria 
  5. togliere la schiuma che si forma durante la “cottura” e mescolare

La consistenza deve essere:

  • da calda: abbastanza fluida ma non acquosa
  • da fredda: una gelatina dura in cui si inserisce un dito con una certa difficolta’

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A colla pronta e calda, faccio un piano. Assemblo tutto il tavolo a secco, e provo anche i sergenti con i blocchetti di legno. Tutto funziona. Dispongo quindi tutti i materiali in ordine attorno a me, in modo da essere il piu’ possibile veloce.

Con la colla a caldo non si puo’ aspettare troppo, altrimenti si fredda e indurisce prima di aver stretto il tutto nei morsetti.

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Il mio piano consiste in questo: prima gambe anteriori, poi gambe posteriori, infine collegare le due parti. Semplice, no?

Alla fine il risultato e’ qui sotto. Devo dire che, la mattina dopo, son stato ben soddisfatto della solidita’ del tutto. Merito degli incastri ben fatti e della colla preparata correttamente.

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Prossime settimane rimane da:

  1. piantare le spine (ossia i tasselli di legno) per fermare le giunture
  2. levigare tutta la catena
  3. levigare tutto il piano
  4. trovare il “perno” per far ruotare il piano e aprirlo (vedi qui)
  5. dare colore, turare i pori e finire a cera il tutto

A presto!

 

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Farsi lo sverniciatore a casa (risparmi e inquini un po’ meno)

Due ragioni mi hanno spinto a cercare informazioni su come farsi in casa lo sverniciatore. Uno, sicuramente il prezzo degli sverniciatori commerciali. Nella migliore delle ipotesi, 8 euro al chilo – ma nei fai-da-te arrivano anche a 15 euro 750 grammi. Un furto nell’ultimo caso, comunque caro se si opera su mobili di scarso pregio ma da “rinnovare” (cosa che a me caspita spesso).

Tutto e’ nato da un amico, che anni fa parlo’ con uno dei docenti della scuola di falegnameria di Saluzzo. Mi ha raccontato che costui si preparava lo sverniciatore con soda caustica, acqua e bentonite.
Incuriosito, ho cercato nel web e scovato due cose interessanti.

Una, il sito di una ditta specializzata in vernici e prodotti rispettosi della salute delle persone. Nel loro sito (ditta Livos) potete trovare uno sverniciatore che, in pratica, e’ composto dei medesimi ingredienti che furono elencati al mio amico.
Sentendomi sulla buona strada, affinando la ricerca, ho trovato la seconda cosa interessante.

Due: “Il Ricettario Chimico” di A. Turco. Edito da Hoepli, e’ un ottimo libro da spulciare ogni volta che vogliamo sapere di cosa e’ composta una sostanza che utilizziamo, sia essa cemento iridiescente o sgrassante per superfici. Ho trovato su google books alcune pagine del libro, tra cui – fortunatamente – proprio quelle relative allo sverniciatore “casalingo” nel capitolo “Sverniciatori a base di alcali caustici” a pagina 1481.

Secondo Turco, tale sverniciatore e’ fatto di soda caustica, acqua e amido di frumento.

Sono quindi andato a comprare “Frumina” della Pane Angeli al supermercato, reparto dolci, a 80 centesimi la confezione da 250 grammi, e ho provato varie combinazioni stamattina.

Il risultato delle mie prove e’ qui di seguito.

 

INGREDIENTI
– acqua
– soda caustica (idrossido di sodio)
– amido di frumento

 

PROCEDURA
1. mettere l’acqua fredda dentro un contenitore di vetro resistente a un modesto calore (un capiente barattolo di sottolii va benissimo)

2. sciogliere l’amido pian piano nell’acqua, mescolando

3. aggiungere la soda lentamente, poco per volta, sempre mescolando per impedire la formazione di grumi

Non usate acqua calda/tiepida, altrimenti l’amido fa “la palla” e non si scioglie.

Quando mescolate la soda, fatelo piano: la prima foto e’ il risultato di aver versato la soda troppo in fretta – scalda l’acqua e l’amido si condensa a grumi. Nella foto sotto, un risultato piu’ decente (sbagliando si impara).
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That’s all.

Si stende con una spatola o raschietto, si lascia agire finche’ diventa giallo e poi si rimuove con il raschietto e si sciacqua con acqua e aceto per neutralizzare la soda.

 

QUANTITA’
Quantita’ da usare? Qui nasce l’esigenza di diverse prove.
Ho notato che se volete sverniciare legno “sporco” dei residui di vernici spesse, rimosse con la pistola termica, o vernici leggere, e’ sufficiente usare le seguenti quantita’:

acqua: 400 grammi
amido: 25 grammi
soda: 60 grammi

Il Ricettario Chimico dice di usare 30 grammi di amido, ma ho constatato che il prodotto viene troppo denso e non mi piace come si stende a fatica sul legno. Suggerisco quindi 25, ma se fosse ancora troppo denso basta aggiungere piccole quantita’ d’acqua fredda e mescolare bene, finche’ non si ottenga la consistenza desiderata.
Con 60 grammi di soda si svernicia roba leggera, ma le classiche vernici coprenti che si davano in piu’ mani nei mobili poveri del ‘900 non verranno mai via.

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(nella foto, la parte di sinistra verniciata in bianco non e’ stata sverniciata – la soda non basta – e c’era troppo amido, vedete come la consistenza sia grumosa e richieda uno strato spesso di prodotto?)
Quindi ho provato cosi’:

acqua: 400 grammi
amido: 20 grammi
soda: 80 grammi

In questo caso la consistenza era quasi ottimale, ho aggiunto un goccino d’acqua in piu’. La soda a 80 grammi svernicia molto bene, la crosta bianca che ricopriva il legno e’ venuta via con il raschietto in maniera incredibilmente semplice, quasi meglio dello sverniciatore commerciale =)

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(la vernice e’ venuta via senza alcuna fatica solo con il raschietto)

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(adesso la vernice bianca e’ venuta via anche dove prima aveva resistito)
In questo caso penso sia necessario lavare con una soluzione debole di aceto e acqua, per neutralizzare la soda che e’ sicuramente forte. Il tempo di “azione” dello sverniciatore e’ stato di 15-20 minuti al massimo.

Sul Ricettario Chimico si menzionano diversi veicoli per la soda, dal gesso alla pomice, dalla farina alla segatura di legno. Si dice pero’ che fanno seccare il prodotto prima che la soda abbia finito di agire, percio’ non li ho ancora provati ad ora. Siccome l’amido di frumento e’ nel reparto dolci del supermercato e con 250 grammi ci faccio circa 5 chili di sverniciatore, ho deciso di fidarmi della prima scelta riportata nel libro. Se usate altri prodotto, sarei curioso di sapere i vostri risultati.

 
COSTI
I costi sono cosi’ calcolati:
acqua: diciamo gratis, e’ del rubinetto
soda: per 80 grammi, circa 24 centesimi (a 3 euro/kg)
amido: per 20 grammi, circa 65 centesimi (a 80cent/250gr)

ossia circa 90 centesimi circa mezzo chilo di prodotto – che fa a spanne 2 euro al chilo contro gli 8 di uno commerciale.
Considerato che la resa e’ minore di almeno la meta’ (va dato piu’ spesso perche’ non secchi e faccia bene il suo lavoro, ma confido che con la giusta percentuale di amido la resa migliori), siamo comunque a circa 4 euro contro 8. La meta’.
E i rifiuti, essendo di “gelatina di soda”, perdono la loro pericolosita’ in qualche ora (la soda si deteriora a contatto con l’anidride carbonica dell’aria e mescolandosi con l’acqua), anche subito se si usa l’aceto.
Quindi si possono smaltire con meno rischi, direi (su questo non sono certo, se avete informazioni in merito, vi prego di farmi sapere, io riporto quanto leggo/capito/sperimentato).

Qui di seguito vi riporto una foto del risultato finale (ho sverniciato solo una parte del pezzo, son pigro!)

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Questo prodotto va fatto al momento. Dopo mezz’ora ho provato a usarlo ancora, ma la sostanza era ormai troppo densa, non copriva piu’ bene e la soda diventa poco efficace. Nella prima foto, la consistenza “sbagliata” dello sverniciatore, nella seconda il risultato decisamente scarso rispetto a prima.

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Siccome a breve dovro’ sverniciare un intero ripiano di un mobiletto, faro’ altre prove e aggiornero’ il post con i risultati.

Se fate prove anche voi, vi prego di farmi sapere come vi va. Io condivido quello che scopro, vi prego di farlo pure voi con me – si migliora tutti insieme =)

Ad maiora.

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Sapone fai-da-te

Come molte persone prima di me, anche io ho provato a fare il sapone in casa.

Su questo sito (la regina del sapone) ho letto parecchie informazioni sui prodotti chimici contenuti nei saponi, anche nei migliori saponi naturali: oli di palma, oli animali, sequestranti, coloranti ecc. E mi sono chiesto perche’ devo lavarmi con tutte queste porcherie volute dall’industria (per sua comodita’ di produzione, non per la mia salute) quando fare il sapone a casa richiede solo olio d’oliva e 3 ore di tempo in tutto.

Siccome ogni tanto maneggio soda caustica per sverniciare i mobili, ho pensato che aggiungerla all’olio non sarebbe stato troppo difficile. Cosi’ ho preso la ricetta su sapone.ilbello.com e ho provato.

Non staro’ a dilungarmi sulla teoria, perche’ sui due siti sopra menzionati trovate tutto. Scrivo questo post perche’ ho notato che ogni volta c’e’ da spiegare come fare qualcosa in casa, subentra una specie di “professionismo” che puo’ scoraggiare chi e’ privo di esperienza. Insomma, fare il sapone e’ una cosa semplicissima, sicura e alla portata di tutti.

Vi spiego i materiali che ho usato io, cosi’ valuterete voi se seguire i consigli degli acquisti scritti su altri siti. Io il sapone l’ho fatto con quello che vi elenco di seguito, e sono ancora vivo =)

Attrezzatura:

  • bilancia digitale: ne ho presa una della B&D e costa 17 euro, mi servira’ anche per altre cose che faro’ in futuro ed e’ un piccolo buon investimento
  • contenitore in pyrex (consigliato su altri siti): io ho usato un barattolo di vetro dei cetrioli sottaceto – onestamente un etto di soda in 300ml d’acqua non sviluppa nessun calore che un barattolino non possa sopportare, ed e’ gratis. La soda non schiuma ne’ “esplode” se la mettete in acqua fredda, non temete. Si puo’ fare tranquillamente in casa, tenete solo aperta la finestra e non versatevela addosso, usate guanti di gomma. Tutto qui.
  • cucchiaio in legno: uno qualsiasi, non di alluminio che reagisce male con la soda
  • minipimer: utilissimo, costa circa 14 euro e se volete, lavandolo bene, puo’ essere comunque riutilizzato in cucina (lavandolo in acqua e aceto la soda si neutralizza) – io preferisco usarlo solo per il sapone.
  • pentola in acciaio inox: trovata al mercato, diametro 28cm, bella grossa – 20 euro
  • pentola piu’ grossa per il bagnomaria: un pentolone di alluminio che uso per sciogliere le cere a bagnomaria, suppongo si trovi facilmente sempre al mercato
  • termometro da cucina: costato 18 euro, ma lo uso per il formaggio e quindi vale tutti i soldi. serve per scaldare l’olio a 45 gradi, quindi non tocca la soda, resta sicuro anche per il formaggio =)
  • stampi: uso le vaschette da forno di alluminio, quelle usa e getta da pochi euro (ma si riutilizzano!)

Tutto questo serve per il metodo a caldo, se usate quello a freddo (vedi sito suddetto) cambia leggermente l’attrezzatura, pensateci.

Ingredienti:

Ho fatto solo sapone di olio di oliva. Una bottiglia da un litro corrisponde a 900gr di olio circa. Le proporzioni sono le seguenti (per capire esattamente come calcolarle, vi rimando al sito di cui sopra):

  1. 900 gr olio di oliva (normale, l’extravergine contiene sostanze che possono interferire con la saponificazione, preferite quello raffinato che costa anche meno – quello e.v. mangiatelo, e’ meglio!)
  2. 115 gr soda caustica
  3. 315 gr acqua del rubinetto

That’s all.

Procedimento.

Mi permetto poi di illustrare il procedimento con le foto – so che si trova tutto su mille siti, ma questo l’ho fatto io la settimana scorsa, con un foglio di appunti presi su un quaderno e null’altro.

E’ elementare. Fatelo, ve lo consiglio davvero.

1. usate guanti e occhiali protettivi (li vendono nei fai da te a pochi euro, meglio non rischiare) per aggiungere la soda all’acqua fredda in un barattolo di vetro, poi rimestate senza schizzarvi. Se questo e’ gia’ un problema, rinunciate =)

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2. portate l’olio a 45 gradi

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3. aggiungete, dopo 15 minuti circa, la soda (a 15 minuti dalla soluzione in acqua dovrebbe essere a circa 45 gradi – non aspettate troppo se no si fredda!).

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4. Frullate tutto con il minipimer per 10-15 minuti finche’ non fa il nastro

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5. Mettete tutto a bagnomaria (l’acqua deve essere gia’ calda, almeno 80-90 gradi) e fate cuocere per almeno 2 ore, girando ogni mezz’ora circa. Non fate toccare il fondo della pentola piu’ piccola, mettete un tubo di metallo o altro per tenerla leggermente discosta dal fondo della pentola grande.

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7. Dopo 2 ore, fate raffreddare un pochino, aggiungete – se vi garba – profumi vari (io ho messo lavanda secca dell’orto) e mettete in uno stampo di alluminio (la soda e’ gia’ unita al grasso, non reagisce piu’ con l’alluminio).

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8. Tenetelo in luogo fresco e asciutto, dopo 2-3 giorni sformatelo su un vassoio di carta e lasciate riposare per un mese – sempre luogo fresco. Fine.

Siccome l’ho sformato il 5 febbraio, attendete fino al 5 marzo per una foto del sapone finale, e un primo mio test di uso =)

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Un tentativo di intaglio

A distanza di 6 mesi dal mio “corso” a Dharamshala, India, ho finalmente trovato il tempo e il materiale per tentare di nuovo un bassorilievo. Stavolta senza nessuno a correggermi e supervisionare, quindi i risultati sono tutti da vedere.

Recuperato un pezzo di tulipie’ (tutti consigliano il tiglio, lo so, ma il tulipie’ e’ l’unica cosa che sono riuscito a reperire a costo zero e vicino a casa), ho copiato da un libro il disegno di un crocus o bucaneve, e l’ho riportato sul legno con la cartacarbone.

Armatomi poi di una sgorbia semitonda e uno scalpello a V ho iniziato a sgrossare il fiore, rimuovendo tutto cio’ che serve.

 

 

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Alla fine della serata, avevo quasi portato al punto giusto la parte destra del legno – mi resta tutta la parte sinistra che, tra l’altro, include un duro nodo che mi creera’ problemi.

Alcune crepe nella parte bassa a destra dell’asse mi hanno costretto a incollare e mettere in morsa il tutto, per consolidare. Appena avro’ tempo proseguiro’.

Per avere una guida in cio’ che sto facendo, ho acquistato il libro “Manuale di scultura su legno” di Giuseppe Binel, molto bello, semplice e completo – son soddisfatto =)

 

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Tavolo a libro – parte 2

Piano piano anche il tavolo vien sistemato. Con Mauro abbiamo preparato i listelli per riempire dove il ritiro degli assi ha creato spazi nel piano. Incastrati, incollati, oggi ho piallato e sverniciato il piano.

Ecco come si presentava il piano dopo averci inserito e incollato un listello nella fessura del ritiro degli assi.

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Dopo, con un pialletto Stanley ho livellato il listello, mangiando un pochino eventuali “dossi” nel piano del tavolo.

 

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Infine, con lo sverniciatore, ho ripulito il piano dalle vernici che gli erano state applicate (il lato sinistro e’ gia’ pulito, il destro ha su lo sverniciatore).

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Sara’ poi da carteggiare su ogni faccia del libro, con varie carte a partire dalla 80 (ci sono molti segni) e poi andra’ finito a mezza cera. Vi tengo aggiornati =)

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Credenza bianca – parte 2

Dopo una penosa fase di sverniciatura (a phon, poi con lo sverniciatore e infine, nelle zone piu’ infami, con carta vetrata grana 40) finalmente sto cominciando a ricostruire il credenzino. Con l’aiuto di Mauro, dotato di combinata con pialla filo/spessore, ho preparato un bel pacco di assicelle di abete solide, per preparare il retro della credenza e il suo fondo.

Per pura fortuna ho trovato da un robivecchi dei lunghi “sergenti”, una coppia da 1,80 e una da 2,10, con cui ho potuto facilemente mettere in morsa l’intero mobile, senza ricorrere a trucchi e incastri. Qui sotto vedete come ha trascorso la notte la credenza.

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E questo sotto e’ il risultato della giornata di lavoro: fondo e retro finiti.

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Non resta che procedere oltre =)

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